Japan Folklore: Oni
Oni, yōkai del folklore Giapponese
Da creatura benevola ad essere maligno. Questa è la lenta trasformazione degli Oni (鬼), le creature mitologiche giapponesi che noi occidentali chiamiamo “demoni”, “troll” oppure “orchi”.
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Prima dell’era Heian, gli Oni erano spiriti buoni in grado di allontanare il male. Tuttavia, durante questa era vennero relegati al ruolo di guardiani dell'inferno o torturatori delle anime dannate. Un esempio ne sono l’aka-oni (il demone rosso) e l’ao-oni (demone blu) descritti nella tradizione buddista, che assumono una connotazione negativa e diventano spiriti da tenere alla larga. Infatti, essi sono considerati come portatori di sventura o agenti delle calamità naturali.
Il loro aspetto non è certo rassicurante. Infatti, si dice che abbiano sembianze animalesche e mostruose, a volte con molti occhi e dalla pelle colorata (rosso, blu, nero, rosa oppure verde). Possono anche essere dotati di artigli, indossare pelle di tigre e portare con sé il kanabō (金棒, letteralmente: "bastone di metallo", una mazza da guerra chiodata usata nel Giappone feudale dai Samurai).
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Oni fuori! Fortuna dentro!
Nell’epoca Nara, per scongiurare i disastri che questi spiriti potevano provocare, si praticava l’oniyarai 追儺, un rituale volto a cacciare il demone.
L’ultimo giorno di ogni anno una persona vestiva i panni del demone e veniva scacciato con archi e canne di legno di pesco. Nel tempo questa usanza si trasformò nei festeggiamenti del Setsubun, in cui le persone scagliano fagioli di soia fuori dalle case pronunciando: “Oni wa soto! Fuku wa uchi!” (Oni fuori! Fortuna dentro!).
Nonostante siano considerati spiriti malvagi, nella tradizione ci sono ancora delle tracce della loro natura benevola. Queste le ritroviamo durante le parate, quando alcuni uomini indossano il costume da Oni per allontanare la sfortuna. Inoltre sono anche raffigurati su delle tegole di alcuni edifici per lo stesso motivo.
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Le tante curiosità della cultura moderna
Oggi incontriamo questi demoni non solo nelle storie folkloristiche e nelle filastrocche per bambini, ma anche come protagonisti di proverbi! Infatti, si dice che “Anche negli occhi degli oni sorgono lacrime” (鬼の目にも涙) per indicare che anche il cuore più duro talvolta prova pietà. Un altro proveribio è “La moglie di un oni diventa una divinità oni” (鬼の女房鬼神がなる) che si rifà al nostro “il discepolo supera il maestro”.
Naturalmente era impensabile non usare una figura così particolare negli anime e nei manga! Ci sono infiniti richiami agli Oni, ed uno dei più famosi e conosciuti è Lamù, il personaggio principale del manga di Rumiko Takahashi. Ma non è il solo. Infatti anche ne Il sigillo azzurro di Chie Shinohara ha come protagonista proprio la Regina di questi demoni. C’è anche Shutendoji di Gō Nagai il cui titolo dell'opera rimanda alla leggenda di un oni dallo stesso nome.
Tra i videogiochi horror/avventura più giocati e divertenti non possiamo dimenticare Ao Oni. Qui l'antagonista principale è un demone blu il cui adattamento anime è stato trasmesso in Giappone tra il 2 ottobre 2016 e l'8 gennaio 2017. I 13 episodi da 3 minuti ciascuno sono stati distribuiti in streaming anche in Italia col titolo Aooni The Blue Monster (あおおに〜じ・あにめぇしょん〜). Nonostante la sua semplicità, questo gioco è agghiacciante grazie alla musichetta di sottofondo che conferisce al videogioco la giusta atmosfera spaventosa!
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Japan History: Torii Suneemon
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Torii Suneemon (1540 – 1575) è stato un samurai giapponese della famiglia Torii, conosciuto per il suo coraggio e per l'incredibile valore dimostrato nella battaglia di Nagashino (1575). Della sua gioventù, si sa che era un soldato ashigaru che serviva Okudaira Sadamasa, vassallo di Tokugawa Ieyasu e maestro del castello di Nagashino.
Il 17 Giugno 1575, dopo aver fallito la presa del Castello Yoshida in Toyohashi, 15,000 dei samurai di Takeda Katsuyori attaccarono il Castello di Nagashino nella moderna Shinshiro City, nella prefettura di Aichi. Nagashino con solo 500 uomini, è stato costruito in cima a una scogliera, dove l'Ure e i fiumi Kansa si dividevano e fungevano da fossato naturale. Era un castello strategicamente importante, facendo la guardia ai Tokugawa dalla minaccia del Takeda del nord. Takeda Katsuyori, figlio del famoso Takeda Shingen era impegnato a raggiungere la capitale, Kyoto, nel tentativo di ottenere il controllo della nazione.
Per arrivare a Kyoto, hanno prima dovuto conquistare Mikawa e Owari, terre detenute dagli alleati Tokugawa Ieyasu e Oda Nobunaga. Il castello di Nagashino era importante in quanto minacciava le linee di rifornimento del clan Takeda.
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Le forze dei Takeda avevano circondato il castello, e il coraggioso Torii si offrì volontario per lasciare il castello, nuotare lungo il fiume e tagliare le reti tracciate vicino il nemico. Successivamente avrebbe dovuto camminare per 25 km da Okazaki e chiamare Tokugawa Ieyasu. Dopo averlo avvisato e aver richiesto rinforzi, Torii tornò rapidamente a Nagashino dove fu catturato mentre cercava di tornare nel castello.
La storia narra di come Torii Suneemon fosse stato legato e crocifisso con corde di paglia in bella vista ai suoi compatrioti dal castello di Nagashino. "Dì loro che i rinforzi non arriveranno, dì loro di rinunciare al castello e di uscire!" sibilò uno dei suoi rapitori. Torii alzò gli occhi verso il castello urlando: "Uomini del castello di Nagashino… Non arrendetevi! Gli uomini di Ieyasu stanno arrivando! Aspettate ancora un po’!”. A seguito di questo suo exploit, fu messo a tacere da una lancia conficcata nello stomaco.
Le forze del clan Tokugawa e degli alleati Oda alla fine arrivarono sulla scena una settimana dopo con 38.000 soldati, creando un importante punto di svolta nella storia del Giappone e la guerra dei samurai, la battaglia di Nagashino e Shitaragahara.
E’ interessante sapere che un Samurai dei Takeda, Ochiai Michihisa, rimase così impressionato dalla lealtà e dal coraggio di Torii che in una battaglia mostrò una bandiera con l’immagine del Samurai crocifisso. Quella bandiera è oggi conservata nella biblioteca dell’Università di Tokyo.
Il martire Torii fu promosso postumo alla classe dei samurai e la sua famiglia continuò a servire il clan Okudaira fino alla fine del periodo Edo. È entrato nei libri di storia come uno dei Samurai più coraggiosi e fedeli.
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Una curiosità: sulla linea Lida è stata aperta una stazione ferroviaria che porta il nome del coraggioso Samurai, un posto non molto lontano dal luogo della sua crocifissione.
Japan Tradition: Sanja Matsuri
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Il festival dei tre templi
Il Sanja Matsuri (三社祭) è uno dei festival più famosi, più grandi è più “selvaggi” di Tokyo dedicato alla religione Shintoista. Il festival si tiene in onore di Hinokuma Hamanari, Hinokuma Takenari e Hajino Nakatomo, i tre uomini che hanno fondato il tempio Sensō-ji.
Il Sanja Matsuri si tiene il terzo weekend di maggio al tempio Asakusa e la sontuosa parata coinvolge tre mikoshi (templi portatili), balli, musiche tradizionali e dura circa tre giorni.
Come la maggior parte dei festival giapponesi, anche il Sanja matsuri è una celebrazione religiosa dedicata appunto agli spiriti dei tre uomini, fondatori del tempio. Questo festival, sembra essere nato nel 7° secolo ed è anche conosciuto come "Kannon Matsuri" e "Asakusa Matsuri" e con una forma diversa da quella odierna.
Le modalità in cui è organizzato l’odierno Sanja Matsuri sono state stabilite durante il periodo Edo, quando nel 1649 lo shōgun Tokugawa Iemitsu commissionò la costruzione del tempio di Asakusa.
Se vi capita di essere nei paraggi di Asakusa durante le giornate del festival, è possibile sentire un’atmosfera carica di energia. Le persone affollano le strade circondanti il tempio Sensō-ji a suon di flauti, fischietti e taiko (percussioni tradizionali giapponesi).
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I Mikoshi
L’attrazione principale di questo festival sono i tre mikoshi appartenenti al tempio di Asakusa. Questi tre elaborati templi in legno laccato nero, hanno la funzione di essere una miniatura e una versione portatile del Tempio di Asakusa. Decorati con sculture e foglie dorate, pesano circa una tonnellata e vengono trasportati tramite lunghi pali tenuti insieme da corde. Per ogni mikoshi c’è bisogno di circa 40 persone per un trasporto sicuro e durante la giornata, circa 500 persone partecipano al trasporto di ogni tempio.
La “parata” di questi mikoshi è forse il momento più importante della giornata e le strade si affollano al loro passaggio. Mentre vengono trasportati inoltre, essi vengono agitati e fatti sobbalzare con forza, perché si dice che questo porti ad intensificare il potere del Kami all’interno e che aiuti ad aumentare la fortuna sui rispettivi quartieri.
Mentre i tre mikoshi principali sono gli oggetti più importanti nelle strade durante il Sanja Matsuri, ci sono circa altri 100 mikoshi più piccoli sparsi nel vicinato nella giornata di sabato. Molti di questi templi sono portati da donne o bambini anche.
Giorno dopo giorno
Il Sanja matsuri, è un festival che dura più giornate e comincia di giovedì con un’importante cerimonia religiosa. Questa funzione richiede che il sacerdote responsabile del tempio esegua un rituale che faccia spostare i Kami dei tre fondatori del tempio dall’interno di questo all’interno dei tre mikoshi. Questi ultimi saranno poi i protagonisti della parata ad Asakusa che durerà tutto il weekend.
Aprendo le tre piccole porte dei mikoshi i tre spiriti sono invitati ad entrare nei templi in miniatura dove staranno per tutta la durata del festival. L’interno di questi mikoshi è inoltre celato al pubblico da una sottile tenda di cotone.
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Ma è il venerdì che comincia la parata vera e propria, conosciuta con il nome di Daigyōretsu (大行列) che letteralmente vuol dire “grande parata”.
La famosa processione che scende tramite la via Yanagi e prosegue per la Nakamise-dōri sino al tempio Asakusa. Questo festival è anche molto conosciuto per i costumi sontuosi dei partecipanti, ma anche per le geishe e gli ufficiali della città che indossano gli hakama, vestiti tradizionali giapponesi.
Alla sera, sei mikoshi dai quartieri più centrali sono mandati in processione sulle spalle di diverse dozzine di persone.
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Il giorno seguente, il sabato, circa 100 mikoshi appartenenti ai 44 distretti di Asakusa si riuniscono al Kaminarimon per poi partire in parata passando per la Nakamise-dōri in direzione dell’Hōzōmon. Una volta qui porgono i loro rispetti a Kannon, la dea della pietà. In seguito, i mikoshi sono portati al tempio di Asakusa dove il sacerdote shintoista li benedice e purifica per l’anno a venire. Una volta completata la cerimonia, questi piccoli templi portatili vengono trasportati nuovamente nei loro rispettivi quartieri.
Tuttavia, l’evento più importante del Sanja Matsuri avviene la domenica. E’ in questo giorno infatti che possiamo vedere la parata del tre mikoshi appartenenti al tempio di Asakusa. Essi marciano lungo la Nakamise-dōri per arrivare al Kaminarimon la mattina della domenica. Questi tre mikoshi racchiudono i tre spiriti dei tre uomini fondatori del tempio Sensō-ji e, durante il giorno finale di questo festival, essi vengono per visitare e portare la benedizione ai 44 distretti di Asakusa.
Quando arriva la sera, i tre mikoshi ritrovano la loro strada per il tempio di Asakusa creando un’altra grande processione che dura fino a tarda notte.
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Yakuza Show
Questo matsuri di grandezza monumentale, permette anche di mescolare frange della popolazione che solitamente rimangono molto distaccate. E’ infatti comune trovare gli Yakuza esibirsi in fundoshi, senza pudore nè paura, mostrando con orgoglio i loro tatuaggi. Agli occhi di un occidentale, non avvezzo alla cultura giapponese, questa potrebbe quasi sembrare una scena comica. Tuttavia non azzardatevi a ridere se non volete che la sfortuna si abbatta su di voi!
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Japan Tradition: Kanda Matsuri
Il Festival degli anni dispari
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Solo negli anni che terminano con numeri dispari e sempre a metà maggio, nel quartiere di Kanda a Tokyo, ha luogo il Kanda Matsuri (神田祭). Esso è tra i matsuri più importanti di Tokyo assieme al Sanno Matsuri e al Fukagawa Matsuri. Fa inoltre parte dei tre più grandi festival del Giappone assieme al Tenjin Matsuri di Osaka e al Gion Matsuri di Kyoto.
Le radici del Kanda Matsuri affondano nel Periodo Edo (1603-1867), quando a governare la città di Edo (l’odierna Tokyo) era lo shogun Tokugawa Ieyasu. Proprio per questo motivo esso è conosciuto anche come Tenka Matsuri (Tenka significava shogun).
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Il festival fu celebrato come una dimostrazione di prosperità sotto il nuovo regime. Allo stesso tempo il Sanno Matsuri si teneva per celebrare il nuovo centro politico e i suoi governanti. A causa dei lunghi e stravaganti preparativi, e vista la competizione che si andava instaurando tra le due celebrazioni, si decise di alternarli. Secondo questa nuova regola, a metà maggio negli anni dispari si sarebbe festeggiato il Kanda Matsuri, mentre a metà giugno negli anni pari sarebbe stata la volta del Sanno Matsuri.
Oggi il Kanda Matsuri è il festival del santuario shintoista Kanda Myojin, a Chiyoda, incastonato tra moderni palazzi in una delle zone più lussuose di Tokyo. Il tempio appartiene a tre divinità: Daikokuten, il dio del buon raccolto e del matrimonio, Ebisu, il dio dei pescatori e degli uomini d’affari e Taira no Masakado, un samurai del X secolo venerato e in seguito divinizzato.
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La celebrazione della ricchezza e della fortuna
Come ogni festival che si rispetti, i rituali shintoisti sono i primi protagonisti dei preparativi. La sera prima della parata principale si invitano gli spiriti del tempio ad entrare nei tre mikoshi (piccoli tempi portatili) finemente decorati. Il giorno successivo, alle 8:00, i piccoli templi sfilano per le strade di Kanda , Nihonbashi, Otemachi e Akihabara, per poi tornare al tempio, attorno alle 19:00. Essi sono seguiti non solo da una folla immensa di persone, ma anche da musicisti, sacerdoti a cavallo e molti altri vestiti con colorati costumi tradizionali.
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Al contempo, si tiene anche una piccola processione secondaria della durata di tre ore. A questa prendono parte uomini a cavallo vestiti da samurai, personaggi delle storie popolari, musicisti e ballerini che partono dalla Scuola Elementare di Arima nel primo pomeriggio e procedendo verso nord raggiungono il Kanda Myojin.
Il giorno seguente è dedicato alla parata dei mikoshi di vari quartieri nei distretti di Kanda e Nihonbashi. Ognuno di essi trasporta un ujigami, divinità guardiane che in questa occasione vengono ospitate nei mikoshi per benedire i residenti della zona durante il loro passaggio.
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Tante piccole curiosità
Coloro che nascevano e crescevano a Edo erano chiamati “Edokko”. Gli edokko possedevano una spiccata personalità e pare che fossero molto aperti e gioviali. Caratteristiche queste che si riflettevano, e si riflettono ancora oggi, proprio nel Kanda Matsuri, una festa ricca di energia.
La sfilata con i suoi protagonisti richiama anche le celebrazioni per la vittoria di Tokugawa nella battaglia di Sekigahara che avrebbe aperto la strada allo shogunato che portò a un lungo periodo di pace e prosperità in Giappone. Originariamente, i cittadini indossavano particolari costumi onorando il tempio dando vita a sontuosi spettacoli di teatro Noh.
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Durante il periodo Edo la parata passava accanto al castello di Edo con le sue magnifiche decorazioni, dando ai cittadini comuni una rara occasione di entrare nel perimetro del castello.
La maggior parte dei carri originali, che erano stati usati sin dai primi festival, sono andati distrutti nel Grande terremoto del Kanto del 1923 e dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.
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Japan Tradition: Aoi Matsuri
Il Festival della Malvarosa
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L'Aoi Matsuri (葵祭) si svolge ogni anno il 15 maggio ed uno dei tre festival più famosi di Kyoto, insieme al Gion Matsuri e al Jidai Matsuri. L'attrazione principale è una grande parata, in cui oltre 500 persone si vestono nello stile aristocratico del periodo Heian (794-1185) e percorrono la strada che, dai piedi dal Palazzo Imperiale, conduce al Tempio di Kamo. Questo è il nome comune con cui ci si riferisce al complesso shintoista formato dal santuario Kamigamo e dal santuario Shimogamo. I membri della processione portano delle foglie di Malvarosa, da cui il nome ‘Aoi’, che in giapponese significa proprio “alcea rosea” o “malvarosa”. Le foglie di questa pianta, dai colori luminosi e dai fiori bellissimi, avrebbero il potere di proteggere i raccolti dai disastri atmosferici.
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Le Origini
Il festival ebbe origine durante il regno dell'imperatore Kinmei (539 - 571), quando un periodo di forti piogge devastò i raccolti e il paese fu invaso dalle epidemie. Il triste evento venne attribuito alle divinità Kamo intenzionate a punire la popolazione. Per placare la loro ira, l’imperatore inviò un suo messaggero con delle offerte al tempio e con il compito di condurre rituali che comprendevano anche una corsa in sella a cavalli galoppanti. La cavalcata si trasformò in un’usanza annuale con l’intento di allontanare il pericolo di un nuovo disastro.
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Durante il regno dell’Imperatore Monmu (697 - 707) essa venne però proibita poiché troppe persone erano giunte per assistere al rituale. Nel 19° secolo, l’imperatore Kanmu stabilì il trono a Kyoto dando inizio al periodo Heian nella storia giapponese. L’imperatore riconobbe le divinità Kamo come protettrici della capitale e introdusse l’Aoi Matsuri come evento imperiale annuale. Durante i vari periodi storici, il festival subì altre interruzioni, soprattutto durante la seconda guerra mondiale, ma riprese attivamente la sua celebrazione nel 1953.
Nel 1956 ebbe inizio anche la tradizione della principessa del festival: Saiō-Dai.
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I Personaggi del Festival
Durante l’Aoi Matsuri appaiono due figure rappresentative: la Saiō-Dai e il Messaggero Imperiale.
La Saiō-Dai era una donna che veniva scelta tra le sorelle e le figlie dell'imperatore per dedicarsi al Tempio di Shimogamo. Il ruolo di Saiō-Dai era di mantenere la purezza rituale e di rappresentare l'Imperatore al festival. Oggi il ruolo di Saiō-Dai è interpretato da una donna scelta tra tutte le donne nubili di Kyoto. Ella indossa 12 diversi strati di seta (jūnihitoe) squisitamente colorata nello stile tradizionale della corte Heian. Per mantenere la purezza, la Saiō-Dai si sottopone a diverse cerimonie di purificazione prima della processione del festival.
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Il Messaggero Imperiale, invece, conduce la processione del festival a cavallo.
Durante il periodo Heian sarebbe stato un cortigiano di quinto rango che ricopriva l'incarico di capitano di rango medio o inferiore, e di solito era un uomo destinato a un alto ufficio. Il suo ruolo era di leggere il rescritto imperiale dei santuari e presentare le offerte dell'imperatore. Durante il periodo Heian, la Saiō-Dai e il Messaggero Imperiale sarebbero stati accompagnati da dieci ballerini e dodici musicisti.
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La Celebrazione Oggi
Solitamente, la processione inizia alle 10:30 del 15 maggio partendo dal Palazzo Imperiale di Kyoto, e lentamente si avvia verso due tappe. La prima tappa è il Tempio di Shimogamo, al quale giunge intorno alle 11:15 e, successivamente, il Tempio di Kamigamo, al quale giunge intorno alle 15:30. Raggiunti i templi, la Saiō-Dai e il Messaggero Imperiale eseguono i loro rituali.
La Saiō-Dai offre semplicemente i suoi rispetti alle divinità, mentre il Messaggero Imperiale intona il rescritto imperiale lodando le divinità e chiedendo il loro continuo favore.
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Japan Modern Culture: Studio Ghibli
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Alzi la mano chi non si è innamorata di Howl, lo stregone con il suo castello errante, o che non ha provato tenerezza per Kaonashi, il Senza Volto de "La Città Incantata"... Se anche voi siete tra coloro che amano le produzioni dello Studio Ghibli, allora vi trovate nel posto giusto!
Il Vento Caldo del Deserto
15 giugno 1985: Hayao Miyazaki, Isao Takahata, Toshio Suzuki e Yasuyoshi Tokuma decisero di fondare 株式会社スタジオジブリ ovvero lo Studio Ghibli Inc. il cui nome fu scelto proprio da Miyazaki con l’intenzione di "creare una tromba d'aria nel mondo dell'animazione giapponese". Le radici affondano nella passione per l’aviazione del regista e sceneggiatore nipponico, infatti "Ghibli" non è solo il vento caldo del deserto del Sahara ma, durante la seconda guerra mondiale l’aereo da ricognizione italiano Caproni Ca.309 era soprannominato proprio “Ghibli”. Curioso, non è vero?
All'inizio nessuno pensava che il progetto sarebbe arrivato al grande successo, perciò per ridurre al minimo il rischio del fallimento, furono impiegati 70 animatori a tempo determinato e la sede dello studio consisteva in un ufficio di 90 metri quadrati a Kichijoji, Tokyo.
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Un successo dietro l’altro
Lo Studio Ghibli iniziò la propria produzione ufficiale con "Laputa - Il castello nel cielo", "Il mio vicino Totoro" e "Una tomba per le lucciole", tre perle d'animazione acclamati dalla critica, ma che all'inizio non riscossero lo stesso successo accumulato nel tempo.
Fu "Kiki - Consegne a domicilio" che ottenne grandi risultati nel 1989 diventando il successo dell'anno al botteghino giapponese. Questo permise di introdurre i contratti a tempo indeterminato all'interno della produzione e ad assumere nuovo personale. Oramai lo Studio contava quasi 300 persone al suo interno e si cominciò a pensare ad una nuova sede proprio durante la produzione di Porco Rosso, la cui qualità non fu eccelsa proprio a causa dell’affollamento in ufficio.
Nel 1992 il nuovo studio, la cui realizzazione fu seguita in prima persona da Miyazaki che ne disegnò l’aspetto finale, fu pronto. Finalmente avvenne il passaggio a Koganai (Tokyo). La computer-generated imagery (CGI), che permette ad un'immagine bidimensionale digitalizzata di essere gestita in ogni tipo di vista tridimensionale, venne introdotta con "Pom Poko".
Nel 1994 e nel 1995 fu distribuito "I Sospiri del mio Cuore" e, sul finire degli anni '90 e i primi anni 2000, lo Studio Ghibli appose la sua firma sui capolavori più amati, raggiungendo il successo meritato anche in occidente: Princess Mononoke (1997), La città incantata (2001) e Il castello errante di Howl (2004), diretti da Hayao Miyazaki.
Il 2006 fu il turno di Gorō, figlio di Miyazaki, a dirigere il film I racconti di Terramare e, due anni dopo, lo Studio Ghibli divenne l'unico studio di animazione giapponese ad usare esclusivamente tecniche di disegno tradizionali per le proprie produzioni.
Purtroppo, nel 2013, in occasione della la 70ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, a seguito della presentazione del 19° film di animazione marchiato Studio Ghibli "Si alza il vento" (The Wind Rises), venne annunciato il ritiro dalle attività cinematografiche di Miyazaki, con conseguente dispiacere dei fans. Il produttore disse che la sua avanzata età non gli permetteva più di seguire le lunghe realizzazioni dei suoi film e così, l'8 novembre 2014 l'Academy gli conferì l'Oscar alla carriera.
Il 2015 fu un anno strano per lo Studio Ghibli: Hiromasa Yonebayashi, regista di "Arrietty - Il mondo segreto sotto il pavimento" e di "Quando c'era Marnie" lasciò la produzione. Durante una conferenza a Tokyo, Miyazaki annunciò il suo impegno in un nuovo progetto la cui produzione avrebbe potuto richiedere più di cinque anni di lavorazione. Infatti, nel 2017, attraverso un'intervista al produttore Toshio Suzuki, si venne a sapere che il nuovo lungometraggio sarebbe stato un adattamento del romanzo giapponese del 1937 "Kimi-tachi wa do ikuruka?" di Genzaburo Hoshino.
Non ci resta che attendere quali sorprese ci regaleranno anni di esperienza e passione!
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Museo Ghibli
Raggiungibile con la linea JR Chuo per la deliziosa cittadina di Mitaka, il museo presenta una varietà di stanze che mescolano lo stile vintage allo steampunk traboccanti di riferimenti al folklore e alla quotidianità giapponese. All’interno esiste anche un cinema dove vengono proiettati cortometraggi inediti di circa 15 minuti.
Inoltre, in diversi periodi dell'anno, vengono allestite esibizioni speciali per periodi limitati di tempo. Procurarsi i biglietti per il Museo non è facile poichè non sono venduti in sede. E' ecessaria la prenotazione parecchio tempo prima attraverso le biglietterie Lawson online o nei minimarket Lawson presenti sul territorio Giapponese, oppure in biglietterie specifiche all'estero dove i biglietti sono messi a disposizione solo per 4 mesi all'anno.
Per ogni informazione specifica e per tutti gli aggiornamenti, potete controllare il sito ufficiale, disponibile anche in lingua inglese qui: http://www.ghibli-museum.jp/en/
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Mostra dello Studio Ghibli a Tokyo
La "Toshio Suzuki and Studio Ghibli Exhibition", la prima mostra dello Studio dopo 3 anni presso il centro di scambio culturale EDOCCO, Tempio di Kanda Myojin a Tokyo. Inaugurata il 20 aprile e in corso fino al 12 maggio, è una tappa obbligatoria per chiunque voglia essere catapultato nell’incantevole mondo Ghibli. Si possono ammirare le illustrazioni e documentazioni che rivelano il dietro le quinte delle trame e dei processi produttivi dei suoi capolavori dalla sua fondazione sino ad oggi.
E’ disponibile anche un ampia zona dedicata al merchandise, tra cui speciali ema e omamori creati in collaborazione con il tempio stesso. Gli appassionati troveranno anche dei menù a tema all’ EDOCCO café come ad esempio il “Makkuro na kuro goma ohagi no ocha set” in omaggio ai Nerini del Buio (Makkuro Kurosuke) o il “Tonari no Kakigori” ispirato al Mio Vicino Totoro.
E’ possibile acquistare i biglietti per la mostra sia in sede che online al costo di 1,300¥ per adulti e 800¥ per gli studenti. Sito ufficiale: https://ghibli-suzuki.com/
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Japan Modern Culture: 令和 ReiWa, la nuova Era
令和: ReiWa, la nuova Era
Esattamente con un mese di anticipo sull'ascesa al trono del Principe Naruhito, il capo segretario di Gabinetto Yoshihide Suga ha annunciato l'inizio della nuova Era per il Giappone.
Reiwa, formato dai kanji 令 (rei) "buon auspicio", "ordinato" e 和 wa "armonia", "pace", riflette l’unità spirituale del popolo giapponese, poiché “la cultura nasce e si nutre quando le persone si occupano amorevolmente le une delle altre”, come ha spiegato il Primo Ministro Shinzo Abe subito dopo l’annuncio.
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Il tempo che scorre seguendo l’Era dell’ Imperatore
Nella cultura nipponica, gli intervalli di tempo nel corso della storia sono suddivisi secondo il sistema delle “Ere”, gengō (元号): esso prevede l’uso di due kanji che rappresentano le speranze, gli ideali e i buoni propositi per il periodo a venire, seguito dal numero dall’anno del mandato dell’imperatore. In base a questo sistema, dal 1989 l’era corrente è Heisei 31 (平成31), ovvero il 31esimo anno dell’Era Heisei (31 anni di “raggiungimento della pace” sotto la guida dell’Imperatore Akihito). Dal 1 maggio 2019 saremo ufficialmente nell’Era Reiwa (令和1 - Reiwa 1).
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Le radici di Reiwa
A differenza di tutte le epoche precedenti i cui nomi si ispiravano alla letteratura cinese, Reiwa affonda le sue radici nel Man’yōshū, 万葉集 “La Raccolta di diecimila foglie”, la più antica collezione di poesia giapponese giunta fino a noi. Gli autori appartengono a tutti i ceti sociali: membri della famiglia imperiale, contadini, soldati, artigiani e monaci. Tale scelta rompe la tradizione di oltre 1300 anni e possiede un valore altamente simbolico per il Giappone Moderno. Si auspica ad un’era di speranza e di unità e, soprattutto, un’era volta alla preservazione della natura. Reiwa affronterà un cammino volto all’armonia per dare forza ad una Nazione che nel corso della storia si è sempre rialzata con orgoglio in ogni avversità e che non si è mai tirata indietro.
Ma come si è deciso per questo nome?
La scelta è avvenuta tra una lista di 30 proposte preparate da esperti di letteratura e storia giapponese e cinese designati dal governo per questo importante compito. La procedura tradizionale prevede che il Governo effettui la scelta finale in una seduta di gabinetto, dopodiché il nome prescelto viene rivelato all’Imperatore in carica e questi prepara il decreto per la proclamazione della nuova Era.
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Naruhito, Imperatore del Trono del Crisantemo
Primogenito dell'attuale imperatore del Giappone Akihito e dell'imperatrice Michiko, Naruhito (皇太子徳仁親王) divenne principe ereditario al trono in seguito alla morte del nonno, l'Imperatore Hirohito nel 1989. Noto per le sue innumerevoli opere caritatevoli e una serie di funzioni imperiali assolte, egli diventerà il 126° Imperatore del Trono del Crisantemo (la monarchia mai interrotta più antica del mondo) il 1° maggio 2019 a seguito dell'abdicazione del padre il 30 Aprile 2019.
Le pagine bianche di un nuovo inizio
La parola Reiwa è così piena di serenità, anche solo nella sua pronuncia! L'armonia, la pace, l'equilibrio che contraddistinguono un popolo come quello del Sol Levante trova così la sua concretizzazione. Proprio negli ultimi giorni ho avuto un’idea fissa nella mente: "un nuovo inizio", ho persino scritto un mio pensiero intitolato "Inizia un nuovo capitolo", ed essermi svegliata con l'annuncio di questa nuova Era, mi ha scossa in positivo. Inoltre dopo aver ascoltato il discorso del Primo Ministro Abe, il mio cuore si è riempito di speranza. Mi piace la proposta di una maggiore apertura riguardante il lavoro per coloro che vengono dall'estero e credo che questo possa portare un futuro prosperoso per il Giappone a livello mondiale.
Lo spirito di coesione, di solidarietà e di pace può sembrare un'utopia, ma deve iniziare dal piccolo, da noi per poi diffondersi come le onde prodotte da un sassolino che cade nell'acqua.
Japan Tradition: Saigō Takamori
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Saigō Takamori (1828-1877) è ricordato sia per il suo importante ruolo nella Restaurazione Meiji che rovesciò lo shogunato nel 1868 sia per la sua fallita ribellione contro il nuovo governo meno di un decennio dopo. Sebbene sia morto rinnegato, un perdono del governo ha riabilitato la sua reputazione. A 150 anni dalla restaurazione Meiji, i riflettori sono di nuovo sull'ultimo samurai.
L'ascesa di Saigō alla ribalta iniziò nel 1854 quando fu reclutato da Shimazu Nariakira, il daimyō del dominio Satsuma (ora prefettura di Kagoshima), per accompagnarlo nella capitale di Edo (ora Tokyo). Come funzionario di basso rango, Saigō si era occupato di progetti di costruzione di ponti, e strade. Riuscì a catturare l'attenzione di Nariakira con una serie di memorandum sull'amministrazione agricola che sottopose al governo provinciale. Ufficialmente era impiegato a Edo come giardiniere, ma i suoi compiti andavano oltre le piante. Mentre si trovava nella capitale, Saigō prese contatto con le principali personalità che si opponevano allo shogunato. Il lavoro all’aperto offriva una comoda copertura per Nariakira e Saigō per incontrarsi e parlare, evitando gli ostacoli che avrebbero affrontato a causa della loro ampia differenza di rango.
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Saigō quickly built a network of loyalists from Mito (now Ibaraki Prefecture) and other domains. He won the trust of Nariakira with his simple and emotional nature, and over time the daimyo came to look for the opinions of the younger people. However, the situation began to change from 1857 when Abe Masahiro died. He elderly shogunate adviser who had helped ensure the succession of his close friend Nariakira as Satsuma daimyo. Nariakira himself died the following year and the power in Satsuma passed to his younger brother Shimazu Hisamitsu. Meanwhile, the conservative politician Naosuke had taken effective control of the shogunate, launching an important crackdown on the reformists.
Suffering from the loss of Nariakira and facing difficult political prospects, Saigō was determined to follow his teacher to the grave but was persuaded by Gessho, the chief priest of a Kyoto temple, to flee with Satsuma. However, once there, they threw themselves into the sea in Kagoshima Bay and Gessho drowned, but Saigō miraculously survived.
Over the next five years, Saigō suffered periods of exile on the islands of Amami Ōshima and Okinoerabujima. On Amami he was given some freedom and married a local woman. However, After a brief respite on his return from Amami, he was again exiled to an island after angering Hisamitsu. This period of imprisonment became an opportunity for serious reflection on his life and shaped his personality as a caring man of firm principles.
Iechika Yoshiki, Saigō’s biographer and researcher, argues that, unlike most people, he was not afraid of death. Having lost many people he loved and respected, including his parents, Nariakira and Gessho, he was not terrified of dying and saw it as a way to be reunited with his loved ones.
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Iechika says that Saigō believed that heaven had spared his life for a reason and that he would live to complete his divine call. This philosophy is linked to his famous motto “keiten aijin”, which means "Respect the sky and love people". According to Saigō, the questions of life and death were above human consideration and had to be left entirely to fate.
In 1864 Saigō reconciled with Hisamitsu and returned to the Kyoto political center as commander of the Satsuma army. After rejecting the anti-shogunate forces from the Chōshū domain (now Yamaguchi Prefecture) while attempting to enter the city, he was promoted to the rank of high officer. The event, known as the Hamaguri Gomon incident, was Saigō's first battle experience with an army. The same year, he became chief of staff of the shogunate army sent to punish Chōshū. In 1866, however, Satsuma and Chōshū entered an alliance mediated by Sakamoto Ryōma. Saigō took charge of the opposition forces that would eventually become soldiers of the new Meiji government.
In 1864 Saigō reconciled with Hisamitsu and returned to the Kyoto political center as commander of the Satsuma army. After rejecting the anti-shogunate forces from the Chōshū domain (now Yamaguchi Prefecture) while attempting to enter the city, he was promoted to the rank of high officer. The event, known as the Hamaguri Gomon incident, was Saigō's first battle experience with an army. The same year, he became chief of staff of the shogunate army sent to punish Chōshū. In 1866, however, Satsuma and Chōshū entered an alliance mediated by Sakamoto Ryōma. Saigō took charge of the opposition forces that would eventually become soldiers of the new Meiji government.
In January 1868, the imperial loyalists led by Satsuma and Chōshū proclaimed the restoration of power from the shogun to the emperor. The resistance of the shogunate supporters triggered the Boshin war later in that month. Although the conflict dragged on until the following year, a key victory for the Meiji troops came with the surrendering of Edo Castle in the spring of 1868. With the city and nation in danger and fighting in Edo, Saigō entered the stronghold of the shogunate with only a handful of followers, wanting to try negotiation. Surrounded by enemy soldiers, he faced the prospect of murder. The discussion and cooperation between Saigō and the leader of the shogunate Katsu Kaishū led to the peaceful delivery of the castle, as a "bloodless delivery".
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In Japan, Saigō Takamori, Ōkubo Toshimichi and Kido Takayoshi are considered the three great figures of the Meiji Restoration. However, according to Iechika, Saigō's success at Edo Castle was something the other two members of the trio could never have achieved. He claims that without Saigō, the Meiji Restoration would never have happened and that people today see the event favorably because of this. On the contrary, if the movement had caused a bloody civil war, it is likely that public sentiment would have been very different. Although Saigō was not the astute politician that Ōkubo was, he had a love and a spirit that the other could not match.
In 1871 Saigō joined the Meiji government and in 1873 he became an army general. However, he resigns a few later after losing a debate about his support for a military expedition to Korea. He returned to his home in the prefecture of Kagoshima, where he spent his time cultivating and hunting. However, In 1877, he was convinced to lead an army of dissatisfied Samurai in the Satsuma rebellion. Driven by government forces in the battles on Kyūshū, the army reached the last position at Shiroyama in Kagoshima. Saigō committed suicide after his soldiers were defeated. He was 49 years old.
Saigō is the likely inspiration for Katsumoto Moritsugu - played by Watanabe Ken in the 2003 film The Last Samurai. The film complains of the passage of bushidō (the way of the Samurai) through Katsumoto, as noted by the Civil War veteran Tom Cruise, Nathan Algren (the character has no direct historical equivalent).
Saigo's association with traditional values in a modernized Japan is why he was called "the last Samurai". Just 12 years after his failed rebellion, he was pardoned by the Meiji government and in 1898 a statue of Saigō and his dog was erected in Tokyo's Ueno Park. Almost a century and a half after his death, it remains a popular historical and cultural icon.
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