Japan Modern Culture: Apre il Nuovo Tsukiji Fish Market e si chiama Toyosu Market
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Tutti gli appassionati del Giappone hanno sentito parlare almeno una volta dello Tsukiji Fish Market. Il mercato ittico all'ingrosso di Tsukiji (in giapponese 築地市場, Tsukiji shijō) è stato il più grande mercato del pesce del mondo. Si trovava a Tokyo, nel distretto di Tsukiji, spostato nella zona Toyosu lo scorso ottobre.
Visitato ogni anno da migliaia di turisti, l’odierno Toyosu (Tsukiji) Fish Market ospita un numero di lavoratori che oscilla da 60.000 a 65.000 unità, tra venditori accreditati, personale amministrativo e operai.
Lo Tsukiji Fish Market era, ed è tutt’oggi, una vetrina su un importante elemento della cultura gastronomica giapponese e dell’economia della nazione. Considerato un’istituzione nazionale, da ottobre finalmente ha stabilito le radici nel nuovo spazio di Toyosu, mandando in pensione dopo oltre 80 anni lo spazio nel quartiere Tsukiji. Il mercato del pesce di Tokyo continua a mantenere il suo record come il più grande mercato ittico all'ingrosso del mondo.
Lo Tsukiji Fish Market è sempre stato uno dei simboli della relazione simbiotica fra la cucina giapponese e l’oceano. Non è infatti raro trovare chef internazionali e ristoratori di tutta la città camminare fra le aste ogni mattina e rimanere stregati dall’atmosfera di questo posto.
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La Storia
La storia dello Tsukiji è egualmente impressionante. Oltre 500 specie di pesce vendute quotidianamente, inclusi alcuni tagli di sushi veramente costosi, 700 mila tonnellate di prodotto venduto ogni anno, più di 12 milioni di euro in turnover quotidiano.
Già in sostituzione del precedente mercato nell’area di Nihonbashi distrutto dal Grande terremoto di Kanto nel 1923, lo Tsukiji fish market ha aperto le sue parte nel 1935. Con le sue centinaia di bancarelle, il mercato è famoso per la vendita di pesce che varia dagli scampi alla balena, ma soprattutto per la quotidiana asta dei tonni pinna blu, venduti per migliaia di dollari l’uno. Una tradizione che continua anche nel nuovo mercato di Toyosu è anche quella dell’asta di capodanno dove i ristoratori competono l’uno contro l’altro per pagare il prezzo più alto per il primo tonno del 1 gennaio di ogni anno.
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Il mercato apre alle 5 del mattino ed è frequentatissimo anche dai turisti. Se volete approfittare del vostro jet lag, assicuratevi di mettervi in coda per essere selezionati nel ristretto gruppo di visitatori a cui è permesso guardare l’asta dei tonni.
I tonni appaiono in varie pezzature e, durate l’asta, sono posti a terra, in ordine, ancora surgelati. Ogni taglio è munito di cartellino che ne indica peso, qualità e provenienza, e si presenta senza testa e con le code tagliate in modo da poter visionare il colore della carne.
Ad asta finita, tutti i visitatori possono mettersi in code ancora più lunghe per vedere gli addetti ai lavori che procedono al sezionamento e alla preparazione delle trance di tonno già pronte all’uso. E’ qui che si potrà vedere e assaggiare il classico taglio per il sushi e lo sashimi più buono che voi possiate assaggiare.
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Dov’è lo Toyosu Fish Market ora?
Il Nuovo Tsukiji Fish market, ora rinominato Toyosu Fish Market, si trova vicino alla stazione di Shijomae sulla Linea Yurikamome, nel quartiere Koto di Tokyo, circa 2 km ad est di Tsukiji. E’ ospitato in 3 edifici interconnessi (due per la vendita del pesce e uno per la vendita di frutta e verdura). Gli edifici sono connessi direttamente alla stazione con un passaggio sopraelevato coperto, rendendolo perfetto per ogni clima. Toyosu è grande quasi il doppio del vecchio Tsukiji market, circa 40.7ha che gli permette di mantenere il suo status come mercato ittico più grande al mondo
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Ammissione al Toyosu Fish Market
L’entrata al Toyosu Fish Market è gratuita e potete guardare le aste dalle piattaforme dedicate. Vi basterà avere un pass visitatori per entrare negli edifici e poter anche assaggiare tutti i deliziosi manicaretti nel compresso dei ristoranti, la maggior parte dei quali è stata trapiantata dal vecchio Tsukiji.
In quest’area in realtà non c’è molto altro, ma se volete rimanere in zona, potete andare ad esplorare la vicina Odaiba. Inoltre si dice che nel 2022 verrà aperta la Senkyaku Banrai, una strada dedicata allo shopping parte integrante di un progetto per rendere la comunità più vivibile e vivace.
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Japan History: Italia e Giappone, 150 anni di amicizia
Italia e Giappone, 150 anni di amicizia
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Nel 2016 si sono celebrati i 150 anni di amicizia tra Italia e Giappone, un legame che affonda le sue radici nel 1866.
Era il 4 luglio quando nel porto di Yokohama approdò una nave militare italiana inviata da Re Vittorio Emanuele II per siglare un trattato di amicizia e commercio, dando così il via ad un rapporto bilaterale. Entrambi i Paesi in quel periodo stavano affrontando lo stesso problema: quello di dover accorciare il più rapidamente possibile la distanza economica che li separava dalle grandi potenze dell’epoca e quindi diventare loro stessi potenze rispettate e temute.
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Un’ alleanza nel bene e nel male
Dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e la sua fine, Italia e Giappone subirono la stessa sorte: erano entrambe vincitrici di questo conflitto, ma in un qualche modo si sentivano “tradite” dal Trattato di Versailles. L’Italia soffrì di una vittoria “mutilata” non avendo potuto ottenere i territori che si aspettava; mentre il Giappone ottenne sconfitte al livello diplomatico con il rifiuto delle potenze occidentali di accettare la sua proposta di una clausola di uguaglianza razziale. Inoltre i due paesi erano accomunati dalla grave situazione economica del dopo conflitto che li avrebbe guidati verso il regime totalitario della seconda guerra mondiale (il fascismo). Infatti nel 1937 anche l’Italia si schierò contro la politica comunista russa così come già il Giappone aveva fatto insieme alla Germania di Hitler, firmando il Patto anti-Komintern. L’anno successivo il partito nazionale fascista sbarcò in Giappone, e le opere di Mussolini vennero tutte tradotte in giapponese. In poco tempo venne firmato il Patto Tripartito Germania-Giappone-Italia siglando l’alleanza Roma-Berlino-Tokyo.
Mussolini si occupò di tenere viva questa amicizia, partecipando a numerose visite in territorio nipponico.
Tutti coloro che si rifiutavano di aderire al partito fascista in Giappone venivano internati nei campi adibiti a Nagoya.
A colpire duramente il Giappone furono poi le bombe atomiche sganciate su Nagasaki ed Hiroshima e sia l’Italia che il Giappone dovettero risollevarsi dal disastro che la guerra aveva causato. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale i Paesi attraversarono una radicale trasformazione.
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Un ponte per sempre
I ponti che si erano stabiliti tra i due paesi si moltiplicarono. Il primo collegamento televisivo intercontinentale attraverso le due emittenti NHK e RAI nel 1970 portarono a nuovi accordi culturali permettendo l’intreccio sempre più stretto di prodotti e stili di vita, dal cibo alle arti marziali e gli scambi linguistici sempre più intensi.
L’influenza reciproca tra le due nazioni si tradusse in opere architettoniche.
L’architetto Kenzo Tange, il quale conferì a Tokyo il suo attuale aspetto, progettò numerose opere in Italia (le torri del quartiere fieristico di Bologna ed il centro direzionale di Napoli), mentre Renzo Piano progettò l’aeroporto di Osaka e il ponte di Ushibuka.
Ancora oggi, Giappone e Italia continuano a camminare fianco a fianco grazie al profondo legame che, nel tempo, si è sempre più rafforzato.
Metropolitan Governement Building Shinjuku Park Tower
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Japan History: Quarantasette Ronin
Quarantasette Ronin
La vendetta dei quarantasette rōnin (四 十七 士 Shi-jū-shichi-shi, quarantasette samurai), anche nota come l'incidente di Akō (Akō jiken) o vendetta di Akō, in cui una banda di rònin (samurai senza leader) vendicò la morte del loro maestro, è considerato un evento storico in Giappone.
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La storia narra di un gruppo di samurai che rimasero senza leader dopo che il loro daimyō Asano Naganori fu costretto a eseguire seppuku per aver aggredito Kira Yoshinaka, un ufficiale di corte il cui titolo era Kōzuke no suke. Dopo aver atteso e pianificato per un anno, i rōnin vendicarono l'onore del loro padrone uccidendo Kira. A loro volta, erano obbligati a commettere seppuku per aver commesso il reato di omicidio. Questa storia è stata resa popolare nella cultura giapponese come emblema di lealtà, sacrificio, perseveranza e onore, tutto ciò che le persone dovrebbero ricercare nella loro vita quotidiana. La popolarità del racconto crebbe durante l'era Meiji, in cui il Giappone subì una rapida modernizzazione, e la leggenda divenne importante nei discorsi di eredità e identità nazionali.
I racconti romanzati della storia dei Quarantasette Rönin sono noti come Chūshingura. La storia è stata resa popolare in numerosi spettacoli, tra cui bunraku e kabuki. A causa delle leggi di censura dello shogunato nell'era Genroku, che vietava il ritratto degli eventi attuali, i nomi furono cambiati. La prima Chūshingura fu scritta circa 50 anni dopo l'evento.
Le leggi sulla censura si erano attenuate un po’ 75 anni dopo, alla fine del XVIII secolo, quando lo studioso di Giappone Isaac Titsingh registrò per la prima volta la storia dei quarantasette rōnin come uno degli eventi significativi dell'era Genroku. Fino ad oggi, essa continua ad essere popolare in Giappone, e ogni anno il 14 dicembre, nel Tempio Sengakuji, dove sono sepolti Asano Naganori e i rōnin, si tiene un festival che commemora l'evento.
Nel 1701, due daimyō, Asano Takumi-no-Kami Naganori e Lord Kamei Korechika del dominio Tsuwano, ricevettero l'ordine di organizzare un ricevimento per gli inviati dell’imperatore al castello di Edo, durante il loro servizio di sankin-kōtai allo shōgun.
Asano e Kamei dovevano ricevere istruzioni nella necessaria etichetta di corte da Kira Kozuke-no-Suke Yoshinaka, un potente funzionario dello shogunato di Tokugawa Tsunayoshi. Lui si arrabbiò molto con loro, o a causa dei regali insufficienti che gli offrivano, o perché non riuscirono ad offrire le tangenti richieste. Altre fonti lo descrivono naturalmente maleducato e arrogante o corrotto, questo comportamento offendeva Asano, un confuciano devotamente morale. Secondo alcuni resoconti, pare che Asano non avesse familiarità con le complessità del tribunale dello shogunato e non avesse mostrato la giusta dose di deferenza verso Kira.
Inizialmente, Asano sopportava tutto stoicamente, mentre Kamei si infuriava e si era preparato ad uccidere Kira per vendicare gli insulti. Tuttavia, i consiglieri di Kamei evitarono il disastro per il loro signore e clan dando praticamente a Kira una grossa tangente; Kira cominciò allora a trattare bene Kamei e questo riuscì a calmarlo.
Tuttavia, Kira avrebbe continuato a trattare Asano duramente perchè non perdeva la pazienza come il suo compagno. Alla fine, Kira insultò Asano, definendolo un contadino di paese senza buone maniere, e Asano finalmente smise di trattenersi. Al Matsu no Ōrōka, il grande corridoio principale della residenza Honmaru Goten, Asano perse la calma e attaccò Kira con un pugnale, ferendolo in faccia. Dovettero intromettersi le guardie per separarli.
La ferita di Kira non era grave, ma l'attacco a un funzionario dello shogunato entro i confini della residenza dello shogun era considerato un grave reato. Ogni tipo di violenza era completamente proibita nel castello di Edo. Il daimyō di Akō aveva sguainato il suo pugnale all'interno del castello Edo, e per tale reato, gli fu ordinato di fare seppuku. I beni e le terre di Asano dovevano essere confiscati dopo la sua morte, la sua famiglia doveva essere rovinata, e i suoi servitori dovevano diventare rōnin
Questa notizia arrivò a Ōishi Kuranosuke Yoshio, il principale consigliere di Asano, che prese il comando e trasferì la famiglia Asano prima di consegnare il castello agli agenti del governo.
Degli oltre 300 uomini di Asano, 47, in particolare il loro leader Ōishi, si rifiutarono di permettere al loro signore di vendicarsi, anche se la vendetta era stata proibita. Si unirono giurando in segreto di vendicare il loro padrone e di uccidere Kira, anche se sapevano che sarebbero stati severamente puniti per quello.
Kira era comunque ben sorvegliato e la sua residenza era stata fortificata per impedire proprio un simile evento. I ronin videro che non avrebbero dovuto destare i sospetti di Kira e di altre autorità dello shogunato, così si dispersero e divennero commercianti e monaci.
Ōishi prese residenza a Kyoto e cominciò a frequentare bordelli e taverne, come se non riuscisse a pensare ad altro che la vendetta. Kira temeva ancora una trappola e mandava spie a sorvegliare gli ex servitori di Asano.
Un giorno, mentre Ōishi tornava a casa ubriaco, cadde in strada e si addormentò, e tutti i passanti lo derisero. Un uomo Satsuma fu così infuriato da questo comportamento da parte di un samurai che incominciò ad insultarlo, dandogli un calcio in faccia e sputandogli addosso.
Non molto tempo dopo, Ōishi divorziò dalla sua fedele moglie dopo vent'anni per non farle del male quando i rōnin si vendicarono. La mandò via con i loro due bambini più piccoli per vivere con i suoi genitori; chiese al loro figlio maggiore, Chikara, se avesse preferito rimanere, combattere o andarsene. Chikara rimase con suo padre.
Ōishi cominciò a comportarsi in modo strano e molto diverso dai samurai. Frequentava le geishe (in particolare Ichiriki Chaya), beveva ogni notte e parlava oscenamente in pubblico. Gli uomini di Ōishi comprarono una geisha, sperando che lei lo calmasse. Questo era tutto uno stratagemma per liberare Ōishi dalle sue spie.
Gli agenti di Kira riferirono tutto questo a Kira, che si convinse di essere al sicuro dai servitori di Asano, sembrandogli tutti senza il coraggio di vendicare il loro padrone dopo un anno e mezzo. Pensandoli inoffensivi, abbassò la guardia.
Il resto dei fedeli rōnin riuniti ad Edo, e nei loro ruoli di mercanti e lavoratori, ebbero accesso alla casa di Kira, diventando familiari con l’ambiente e le persone. Okano Kinemon Kanehide sposò la figlia di uno dei costruttori della casa, riuscendo ad avere il progetto. Tutto questo fu riportato a Ōishi. Altri si riunirono e trasportarono le armi ad Edo.
Dopo due anni, quando era convinto che Kira fosse completamente ignaro, e tutto era pronto, Ōishi fuggì da Kyoto, evitando le spie che lo stavano osservando, e l'intera banda si radunò in un luogo d'incontro segreto a Edo per rinnovare i loro giuramenti.
Il 30 gennaio 1703 al mattino presto, Ōishi e un altro rōnin attaccarono la casa di Kira Yoshinaka a Edo. Secondo un piano accuratamente definito, si divisero in due gruppi e attaccarono armati di spade e archi. Un gruppo, guidato da Ōishi, doveva attaccare il cancello principale; l'altro, guidato da suo figlio, Ōishi Chikara, doveva attaccare la casa attraverso il cancello sul retro. Un tamburo avrebbe suonato l'attacco simultaneo, e un fischio avrebbe segnalato la morte di Kira.
Una volta morto, progettarono di tagliare la testa a Kira e posarla come offerta sulla tomba del loro padrone. Si sarebbero poi consegnati e avrebbero aspettato la loro prevista condanna a morte. Tutto ciò era stato confermato durante una cena finale, durante la quale Ōishi aveva chiesto loro di stare attenti e risparmiare donne, bambini e altre persone indifese.
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Ōishi aveva quattro uomini alla recinzione ed entrò nella casetta del custode, catturando e legando la guardia. Quindi mandò messaggeri a tutte le case vicine, per spiegare che non erano rapinatori, ma servitori che stavano vendicando la morte del loro padrone, e che nessun danno sarebbe stato arrecato ad altri: i vicini erano tutti al sicuro. Uno dei rōnin si arrampicò sul tetto e annunciò a voce alta ai vicini che la faccenda era un atto di vendetta. I vicini, che odiavano Kira, furono sollevati e non fecero nulla per ostacolare il piano.
Dopo aver appostato gli arcieri per impedire agli abitanti di chiedere aiuto, Ōishi suonò il tamburo per iniziare l'attacco. Dieci dei detentori di Kira hanno impedito l’attacco alla casa dal fronte, ma la parte di Chiishi Chikara è attaccò dal retro.
Kira, terrorizzato, si rifugiò in un armadio nella veranda, insieme a sua moglie e alle sue domestiche. Il resto dei suoi servitori, che dormivano nelle caserme all'esterno, tentò di entrare in casa per salvarlo. Dopo aver superato i difensori nella parte anteriore della casa, le due parti guidate da padre e figlio si unirono e combatterono i servitori che stavano entrando. Questi ultimi, capendo di stare per perdere, cercarono di chiedere aiuto, ma i loro messaggeri furono uccisi da gli arcieri già appostati per prevenire questa eventualità.
Alla fine, dopo una feroce lotta, l'ultimo dei servitori di Kira fu sconfitto; il ronin uccise 16 uomini di Kira e ne ferì 22, incluso suo nipote. Di Kira, tuttavia, nessun segno. Perquisirono la casa, ma sentirono donne e bambini piangere. Stavano cominciando a disperarsi, ma Ōishi controllando il letto di Kira, scoprì che era ancora caldo, quindi sapeva che non poteva essere lontano.
In un cortile nascosto nel retro, scoprirono un uomo che si stava nascondendo e fu facilmente disarmato.
Si rifiutò di dire chi fosse, ma i ronin si sapevano fosse Kira e fischiarono. I rōnin si radunarono e Ōishi, con una lanterna, vide che era davvero Kira e come prova finale, scoprì sulla sua testa a cicatrice dell'attacco di Asano.
A quel punto, Ōishi si inginocchiò, e in considerazione dell'elevato grado di Kira, si rivolse rispettosamente a lui, dicendogli che erano servitori di Asano, venuti per vendicarlo come dovrebbe fare il vero samurai, e invitandolo a morire come un vero samurai dovrebbe, uccidendosi. Ōishi disse che avrebbe agito personalmente come un kaishakunin ("secondo", colui che decapitava una persona che commetteva seppuku per risparmiargli l’essere indegno nella morte) e gli offrì lo stesso pugnale che Asano aveva usato per uccidersi.
Tuttavia, non importa quanto lo avessero supplicato, Kira si accovacciò, senza parole tremando. Alla fine, vedendo che era inutile continuare, Ōishi ordinò all'altro rōnin di inchiodarlo, e lo uccise tagliandogli la testa con il pugnale.
Spensero tutte le lampade e i fuochi in casa e se ne andarono con la testa di Kira.
Uno dei rōnin, Terasaka Kichiemon, ricevette l'ordine di recarsi ad Akō e riferire che la loro vendetta era stata completata. (Anche se il ruolo di Kichiemon come messaggero è la versione più accettata della storia, altre fonti lo vedono scappare prima o dopo la battaglia).
I rōnin, sulla via del ritorno a Sengaku-ji, si fermarono in strada per riposarsi e ristorarsi.
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All’alba, portarono rapidamente la testa di Kira dalla sua residenza alla tomba del loro signore nel tempio di Sengaku-ji, marciando per una decina di chilometri attraverso la città, causando un grande scalpore sulla strada. La storia della vendetta si diffuse rapidamente e tutti nel loro cammino li lodarono e offrirono loro ristoro.
Arrivati al tempio, i rimanenti 46 rōnin (tutti tranne Terasaka Kichiemon) lavarono la testa di Kira in un pozzo, e la posarono con il pugnale davanti alla tomba di Asano. Poi offrirono preghiere al tempio e diedero all'abate del tempio tutti i soldi che erano rimasti, chiedendogli di seppellirli decentemente e offrire preghiere per loro. Il gruppo fu diviso in quattro parti e messo sotto la guardia di quattro diversi daimyō.
Durante questo periodo, due amici di Kira vennero a prendere la sua testa per la sepoltura.
I funzionari dello shogunato di Edo erano in imbarazzo. I samurai aveva seguito i precetti vendicando la morte del loro signore; ma avevano anche sfidato l'autorità dello shogunato con la vendetta, che era proibita. Come previsto, i rōnin furono condannati a morte per l'omicidio di Kira; ma lo shogun alla fine ordinò loro di commettere onorevolmente seppuku invece di farli giustiziare come criminali. È noto che ciascuno degli assalitori ha concluso la sua vita in modo rituale. Ōishi Chikara, il più giovane, aveva solo 15 anni il giorno in cui l’attacco ebbe luogo, e solo 16 il giorno in cui aveva commesso seppuku.
Ciascuno dei 46 rōnin si uccise il 4 febbraio 1703. Il quarantasettesimo ronin, identificato come Terasaka Kichiemon, alla fine tornò dalla sua missione e fu perdonato dallo shogun (alcuni dicono a causa della sua giovinezza). Visse fino all'età di 87 anni, morendo intorno al 1747, e fu poi sepolto con i suoi compagni. Gli assalitori che morirono di seppuku furono successivamente sepolti sul terreno di Sengaku-ji, davanti alla tomba del loro padrone.
I vestiti e le armi che indossavano sono ancora conservati nel tempio fino ad oggi, insieme al tamburo e al fischio; la loro armatura era tutta fatta in casa, poiché non volevano destare sospetti acquistandone una.
Le tombe divennero un luogo di grande venerazione e la gente si raccolse lì in preghiera e sono state visitate da moltissime persone nel corso degli anni dall'era Genroku. Uno di questi era Satsuma che aveva deriso e sputato addosso a Ōishi mentre giaceva ubriaco per strada. Rivolgendosi alla tomba, pregò il perdono per le sue azioni e per aver pensato che Ōishi non era un vero samurai. Poi si suicidò e fu sepolto vicino al fiume.
Anche se la vendetta è spesso vista come un atto di lealtà, c'era stato un secondo obiettivo, ristabilire la signoria di Asano e trovare un posto dove i loro compagni samurai potessero servire. Centinaia di samurai che avevano servito Asano erano stati lasciati senza lavoro, e molti non erano in grado di trovare un impiego, dato che avevano prestato servizio sotto una famiglia disonorata. Molti vivevano come contadini o facevano semplici lavori artigianali per sbarcare il lunario. La vendetta dei quarantasette rònin cancellò i loro nomi e molti dei samurai disoccupati trovarono lavoro.
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I 47 Rōnin
Ōishi Kuranosuke Yoshio/Yoshitaka (大石 内蔵助 良雄)
Ōishi Chikara Yoshikane (大石 主税 良金)
Hara Sōemon Mototoki (原 惣右衛門 元辰)
Kataoka Gengoemon Takafusa (片岡 源五右衛門 高房)
Horibe Yahei Kanamaru/Akizane (堀部 弥兵衛 金丸)
Horibe Yasubei Taketsune (堀部 安兵衛 武庸)
Yoshida Chūzaemon Kanesuke (吉田 忠左衛門 兼亮)
Yoshida Sawaemon Kanesada (吉田 沢右衛門 兼貞)
Chikamatsu Kanroku Yukishige (近松 勘六 行重)
Mase Kyūdayū Masaaki (間瀬 久太夫 正明)
Mase Magokurō Masatoki (間瀬 孫九郎 正辰)
Akabane Genzō Shigekata (赤埴 源蔵 重賢)
Ushioda Matanojō Takanori (潮田 又之丞 高教)
Tominomori Sukeemon Masayori (富森 助右衛門 正因)
Fuwa Kazuemon Masatane (不破 数右衛門 正種)
Okano Kin'emon Kanehide (岡野 金右衛門 包秀)
Onodera Jūnai Hidekazu (小野寺 十内 秀和)
Onodera Kōemon Hidetomi (小野寺 幸右衛門 秀富)
Kimura Okaemon Sadayuki (木村 岡右衛門 貞行)
Okuda Magodayū Shigemori (奥田 孫太夫 重盛)
Okuda Sadaemon Yukitaka (奥田 貞右衛門 行高)
Hayami Tōzaemon Mitsutaka (早水 藤左衛門 満尭)
Yada Gorōemon Suketake (矢田 五郎右衛門 助武)
Ōishi Sezaemon Nobukiyo (大石 瀬左衛門 信清)
Isogai Jūrōzaemon Masahisa (礒貝 十郎左衛門 正久)
Hazama Kihei Mitsunobu (間 喜兵衛 光延)
Hazama Jūjirō Mitsuoki (間 十次郎 光興)
Hazama Shinrokurō Mitsukaze (間 新六郎 光風)
Nakamura Kansuke Masatoki (中村 勘助 正辰)
Senba Saburobei Mitsutada (千馬 三郎兵衛 光忠)
Sugaya Hannojō Masatoshi (菅谷 半之丞 政利)
Muramatsu Kihei Hidenao (村松 喜兵衛 秀直)
Muramatsu Sandayū Takanao (村松 三太夫 高直)
Kurahashi Densuke Takeyuki (倉橋 伝助 武幸)
Okajima Yasoemon Tsuneshige (岡島 八十右衛門 常樹)
Ōtaka Gengo Tadao/Tadatake (大高 源五 忠雄)
Yatō Emoshichi Norikane (矢頭 右衛門七 教兼)
Katsuta Shinzaemon Taketaka (勝田 新左衛門 武尭)
Takebayashi Tadashichi Takashige (武林 唯七 隆重)
Maebara Isuke Munefusa (前原 伊助 宗房)
Kaiga Yazaemon Tomonobu (貝賀 弥左衛門 友信)
Sugino Jūheiji Tsugifusa (杉野 十平次 次房)
Kanzaki Yogorō Noriyasu (神崎 与五郎 則休)
Mimura Jirōzaemon Kanetsune (三村 次郎左衛門 包常)
Yakokawa Kanbei Munetoshi (横川 勘平 宗利)
Kayano Wasuke Tsunenari (茅野 和助 常成)
Terasaka Kichiemon Nobuyuki (寺坂 吉右衛門 信行)
Japan History: Date Masamune
Date Masamune
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Date Masamune (伊達 政宗,5 Settembre 5, 1567 – 27 Giugno, 1636) governò durante il periodo Azuchi–Momoyama (ultima fase del periodo Sengoku) e per la prima parte del periodo Edo. Erede di una lunga stirpe di potenti daimyō nella regione di Tōhoku, fondò la città di Sendai. Eccezionale stratega, reso ancora più particolare ed iconico dalla mancanza di un occhio, per questo Masamune era spesso chiamato dokuganryū (独眼竜), o “Il Dragone da un Occhio Solo di Ōshu".
I primi anni
Date Masamune nacque con il nome di Bontemaru (梵天丸) nel castello di Yonezawa (oggi prefettura di Yamagata). Egli era il figlio maggiore di Date Terumune, signore dell’area Rikuzen di Mutsu, e Yoshihime, figlia di Mogami Yoshimori daimyo della provincia di Dewa. Ricevette il nome di Tojirou (藤次郎) Masamune nel 1578, e l’anno successivo sposò Megohime, figlia di Tamura Kiyoaki, signore del castello di Miharu, nella provincia di Mutsu. All’età di 14 anni, nel 1581, Masamune guidò la sua prima campagna, aiutando suo padre a combattere la famiglia Sōma. Nel 1584, a 17 anni, Masamune ereditò la carica del padre che scelse di ritirarsi dal suo ruolo di daimyō.
L’armata di Masamune era riconoscibile per via dell’armatura nera e l’elmetto dorato. Masamune stesso è conosciuto per alcune caratteristiche che lo hanno fatto risaltare rispetto agli altri daimyō del periodo. In particolare, il suo famoso elmetto con la luna crescente gli valse una spaventosa reputazione.
Da bambino, il vaiolo gli fece perdere la vista all’occhio destro, ma nonostante questo rimane un mistero come abbia perso completamente l’organo. Ci sono varie teorie a riguardo. Alcune fonti dicono che si sia cavato l'occhio da solo quando un membro anziano del clan gli disse che un nemico avrebbe potuto afferrarlo in caso di combattimento. Altri dicono che sia stato il suo fidato servitore Katakura Kojūrō a farlo per lui, cosa che, assieme al suo temperamento aggressivo lo rese il 'Dragone con un occhio solo di Ōshu’.
La campagna militare
Il clan Date aveva costruito alleanze con i clan vicini grazie ai matrimoni delle precedenti generazioni, ma le dispute locali era comuni. Poco dopo la successione di Masamune nel 1584, un servitore dei Date di nome Ōuchi Sadatsuna fuggì presso il clan Ashina, della regione di Aizu. Masamune dichiarò quindi guerra a Ōuchi e al clan Ashina per questo tradimenimento, cominciando una campagna per dare la caccia a Sadatsuna. Diversi clan anche alleati caddero. Prevedendo la sua sconfitta, nell’inverno del 1585 Hatakeyama Yoshitsugu si arrese a Date. Masamune avrebbe accettato la resa a patto che Hatakeyama gli consegnasse gran parte dei suoi territori. Questo risultò nel rapimento da parte di Yoshitsugu del padre di Masamune, Terumune, durante il loro incontro al castello di Miyamori dove Terumune risiedeva in quel momento. L’incidente finì con la morte di Terumune mentre gli uomini di Hatakeyama in fuga si scontrarono con le truppe di Date vicino al fiume Abukuma.
Seguì una guerra generale tra i Date e gli Hatakeyama sostenuti da Satake, Ashina, Soma ed altri clan locali. Gli alleati marciarono fino a meno di mezzo miglio dal castello Motomiya che era di Masamune, riunendo circa 30.000 soldati per l'attacco. Masamune, avendo solo 7.000 guerrieri, preparò una strategia difensiva facendo affidamento sulla serie di forti che proteggevano le vie di accesso a Motomiya. I combattimenti iniziarono il 17 novembre e non cominciarono bene per Date. Tre dei suoi preziosi forti furono presi e uno dei suoi principali servitori, Moniwa Yoshinao, fu ucciso in un duello con un comandante avversario. I nemici si dirigevano ora verso il fiume Seto, che rappresentava l'ultimo ostacolo tra loro e Motomiya. I Date cercarono di fermarli al ponte Hitadori, ma furono respinti. Masamune portò le sue restanti forze all'interno delle mura di Motomiya e si preparò per quella che sarebbe stata sicuramente una valorosa ma futile ultima resistenza. Ma la mattina dopo, il principale contingente nemico marciò in ritirata. Questi erano gli uomini di Satake Yoshishige. Il loro signore aveva ricevuto la notizia che in sua assenza i Satomi avevano attaccato le sue terre a Hitachi. Apparentemente, questo lasciò gli alleati con meno uomini di quanti credessero possibile per far cadere Motomiya, perché anch'essi si ritirarono entro la fine della giornata.
Probabilmente questa sfiorata sconfitta totale trasformò Masamune nel noto generale che un giorno sarebbe divenuto famoso. Arrivò anche la pace tra Hatakeyama e Soma, anche se questa si dimostrò di breve durata.
Nel 1589, i Date sconfissero i Soma e corruppero un importante servitore degli Ashina, Inawashiro Morikuni, per passare dalla loro parte. Quindi riunirono una potente forza e marciarono dritti verso il quartier generale degli Ashina a Kurokawa. Le forze di Date e Ashina si incontrarono a Suriagehara il 5 giugno. L’esercito di Masamune prese il sopravvento avventandosi contro i vacillanti ranghi degli Ashina, distruggendoli. Infatti, sfortunatamente per gli Ashina, gli uomini di Date avevano distrutto la loro via di fuga, un ponte sul fiume Nitsubashi, e quelli che non annegarono tentando di nuotare verso la salvezza, furono uccisi senza pietà. Alla fine del conflitto, Masamune poteva contare qualcosa come 2.300 teste nemiche, in una delle più sanguinose e decisive battaglie del periodo Sengoku. I ricchi domini appena conquistati ad Aizu divennero la sua base operativa
Questa però sarebbe anche stata l'ultima avventura espansionistica di Date Masamune.
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Statua di Date Masamune nella città di Sendai sulle rovine del Castello di Sendai,
Il servizio sotto il comando di Toyotomi Hideyoshi e Tokugawa Ieyasu
Nel 1590, Toyotomi Hideyoshi si impadronì del Castello di Odawara e costrinse i daimyō della regione di Tōhoku a partecipare alla campagna. Nonostante all’inizio Masamune rifiutò l’ordine di Hideyoshi, si accorse presto di non aver altra scelta visto che quest’ultimo era di fatto il dominatore del Giappone. Il ritardo fece però infuriare Hideyoshi. Aspettandosi l’esecuzione, Masamune indossò i suoi migliori abiti mostrando sicurezza nell’affrontare la rabbia del suo signore. Ma Hideyoshi gli risparmiò la vita dicendo “Potrebbe servirmi”.
Ad assedio concluso, Masamune fu costretto a rinunciare ai territori di Aizu e gli furono consegnati Iwatesawa e le terre intorno. Terre che gli avrebbero però fruttato proventi minori. Masamune vi si trasferì nel 1591, ricostruendo il castello rinominato poi Iwadeyama, e incoraggiando la crescita della città sottostante. Masamune rimase all’Iwadeyama per 13 anni e trasformò la regione in un fiorente centro politico ed economico.
Lui e i suoi uomini si distinsero nell’invasione Coreana al servizio di Hideyoshi e, dopo la sua morte, Date cominciò a supportare Tokugawa Ieyasu, sembra sotto consiglio di Katakura Kojūrō. Per questo, Masamune fu premiato con il comando della regione di Sendai, cosa che lo rese uno dei più potenti daimyō del Giappone. Tokugawa aveva promesso a Masamune un dominio che avrebbe fruttato un milione di koku ma, anche dopo i vari miglioramenti, le terre produssero solo 640,000 koku. E molti di questi proventi erano usati per sostenere la regione di Edo. Nel 1604, Masamune, accompagnato da 52,000 vassalli con le loro famiglie, si spostò nel piccolo villaggio di pescatori di Sendai, e lasciò il suo quarto figlio, Date Muneyasu, al comando di Iwadeyama. Masamune avrebbe trasformato Sendai in una grande e prosperosa città.
Nonostante Masamune fosse patrono delle arti e simpatizzasse per le cause straniere, era anche un aggressivo ed ambizioso daimyō. Quando prese per la prima volta il potere nel clan Date, soffrì numerose sconfitte da clan molto influenti come gli Ashina. Queste sconfitte furono causate maggiormente dal suo essere avventato.
Essendo molto potente nel nord del Giappone, Masamune era visto con sospetto. Toyotomi Hideyoshi aveva ridotto le dimensioni delle sue proprietà terriere dopo il suo ritardo nel partecipare all'assedio di Odawara contro Hōjō Ujimasa. In seguito, Tokugawa Ieyasu aumentò nuovamente la dimensione delle sue terre, rimanendo comunque sospettoso riguardo Masamune e la sua politica.
Nonostante i sospetti di Tokugawa Ieyasu ed altri alleati Date, Date Masamune per la maggiorate del tempo servì fedelmente sia Toyotomi che Tokugawa . Prese parte nella campagna di Hideyoshi in Corea, e poi nella campagna di Osaka. Quando Tokugawa Ieyasu fu sul letto di morte, Masamune gli fece visita leggendogli un poema Zen.
Masamune era sicuramente molto rispettato per la sua etica, e un aforisma quotato ancora oggi è "La rettitudine portata all'eccesso si trasforma in rigidità; la benevolenza oltre la misura si riduce a debolezza"
Patrono della Cultura e del Cristianesimo
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Una lettera scritta da Masamune al Papa Paolo V
Masamune espanse il commercio nella remota regione del Tōhoku. Sebbene inizialmente fu attaccato da clan ostili, riuscì a batterli pur dopo alcune sconfitte. Alla fine riuscì a governare su uno dei più grandi feudi del successivo shogunato Tokugawa. Costruì molti palazzi e lavorò su molti progetti per abbellire la regione. Per 270 anni, il Tōhoku è rimasto un luogo di turismo, commercio e prosperità. Matsushima ad esempio, una serie di minuscole isole, è stata elogiata per la sua bellezza e serenità dal poeta vagabondo scrittore di haiku Matsuo Bashō.
Oltre ad essere noto per aver incoraggiato gli stranieri a recarsi nella sua terra, Masamune mostrò simpatia per i missionari cristiani e i commercianti in Giappone. Oltre a permettere loro di venire a predicare nella sua provincia, liberò anche Padre Sotelo, missionario prigioniero di Tokugawa Ieyasu. Date Masamune permise a Sotelo e ad altri missionari di praticare la loro religione e di ottenere seguaci nel Tōhoku. Inoltre, finanziò e promosse una missione per stabilire relazioni con il Papa a Roma, anche se probabilmente fu motivato almeno in parte da un interesse per la tecnologia straniera. In questo fu molto simile ad altri signori, come Oda Nobunaga. Per la spedizione ordinò la costruzione della nave esplorativa Date Maru o San Juan Bautista, usando tecniche di costruzione navale europee. Sulla nave mandò uno dei suoi servitori, Hasekura Tsunenaga, Sotelo, e un'ambasceria di 180 persone, in un fruttuoso viaggio che comprese luoghi come Filippine, Messico, Spagna e appunto Roma. Prima di allora, i signori giapponesi non avevano mai finanziato imprese del genere, quindi fu probabilmente il primo viaggio di questo tipo. Almeno cinque membri della spedizione rimasero a Coria, in Spagna, per evitare la persecuzione dei cristiani in Giappone. 600 dei loro discendenti, con il cognome Japón, ora vivono in Spagna.
Quando il governo Tokugawa bandì il Cristianesimo, Masamune dovette obbedire alla legge invertendo la sua posizione e, sebbene non gli piacesse, lasciò che Ieyasu perseguitasse i cristiani nei suoi domini. Tuttavia, alcune fonti suggeriscono che la figlia maggiore di Masamune, Irohahime, fosse cristiana.
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Replica del galeone Date Maru, o San Juan Bautista, a Ishinomaki, Giappone
Masamune ebbe 16 figli, due dei quali illegittimi, con sua moglie e sette concubine. Morì nel 1636 all’età di 69 anni. Nell’Ottobre del 1974, la sua tomba fu aperta. Dentro, insieme ai suoi resti, gli archeologi trovarono la sua spada tachi, una cassetta delle lettere con il simbolo di paulownia, e la sua armatura. Dallo studio dei suoi resti, i ricercatori hanno capito che la sua altezza era di 159.4cm, e che B era il suo gruppo sanguigno.
Essendo un leggendario guerriero e leader, Masamune è stato un personaggio di vari drama Giapponesi. E’ stato anche interpretato dal famoso Ken Watanabe nella popolare serie NHK del 1987 Dokuganryū Masamune.
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La tomba di Masamune al mausoleo di Zuihōden
Japan Folklore: Kanamara Matsuri
Kanamara Matsuri
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La festa del "Pene di ferro"
Il Kanamara Matsuri (かなまら祭り) viene spesso accolto dagli stranieri come l'ennesima bizzarria del Giappone. In realtà le origini di questo festival sono molto antiche e legate alla religione shintoista.
Tutto ebbe inizio nel periodo Edo, nel 1603, età in cui la cittadina di Kawasaki era meta di viaggiatori i quali si sollazzavano nelle case da tè e, privatamente, si intrattenevano con le prostitute. Le prostitute si recavano al tempio Kanayama per pregare di non contrarre o di liberarsi dalle malattie sessualmente trasmissibili.
Esiste anche una leggenda che ruota attorno al nome del Kanamara Matsuri, secondo la quale nella vagina di una giovane ragazza dimorava un demone dai denti aguzzi. Qualunque uomo avesse avuto rapporto intimi con lei sarebbe stato irrimediabilmente castrato. Ne fu vittima anche il suo sposo la prima notte di nozze e la ragazza, ormai disperata, chiese aiuto ad un fabbro. L’uomo le forgiò un fallo di ferro che spezzò i denti del demone e liberò la donna dalla maledizione. Per festeggiare venne eretto un piccolo tempio shintoista nel quale viene venerato ancora oggi il fallo di ferro.
La tradizione andò persa alla fine del 1800 ma, negli anni '70, il capo sacerdote Hirohiko Nakamura decise di riportare in vita la festa perduta.
Per secoli, il Kanayama è stato un luogo in cui le coppie rivolgono una preghiera per avere un bambino, fortuna negli affari, un dolce parto o anche solo armonia familiare.
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3 Mikoshi e nessuno preconcetto
Ogni anno, la prima domenica di aprile nella cittadina di Kawasaki, i sacerdoti del Kanayama Jinja organizzano il festival.
La parata si apre con una cerimonia shintoista nel santuario, dove viene distribuito del sake e del pesce fritto a tutti i visitatori come augurio di buona fortuna. Finalmente, il grande pene rosa collocato su un altare viene portato al tempio. A questo punto la parata ha effettivamente inizio guidata da tre mikoshi, ciascuno contenente un enorme fallo. Il primo svetta eretto ed è realizzato in metallo nero lucido. Il secondo è un vecchio modello in legno, antico e nodoso, ed entrambi sono trasportati dai portatori del santuario che cantano durante la processione. Il terzo invece è affidato a un gruppo joso: membri di un club di cross-dressing chiamato Elizabeth Kaikan. I suoi membri, con il loro trucco luminoso e parrucche colorate, si mostrano prepotentemente alle telecamere mentre muovono il mikoshi in aria.
Dopo la sfilata, tutti si riuniscono per godere dello street-food, dei concorsi a tema sessuale e dell’atmosfera allegra. Tra le sfide proposte c’è una gara di scultura, che ovviamente deve essere di forma fallica, o un rodeo su grossi peni rotanti. Il festival è frequentato sia da gente del posto che turisti i quali, per l'occasione, si liberano dai preconcetti e affrontano rilassati argomenti spesso oggetto di tabù. La stragrande maggioranza delle persone indossa tutto ciò che di stravagante si possa immaginare, come i nasi finti a forma di pene, mentre divorano cibi dalla stessa forma. Ci si imbatte anche in giovani donne in posa per le foto durante la loro cavalcata sulle altalene che, per l'occasione, sono peni di legno.
Il Festival rimane fedele alla sua storia di origine, onorando la consapevolezza sessuale e la prosperità della Comunità donando tutti i proventi alle organizzazioni dedicate alla ricerca sull'HIV.
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Japan Folklore: Miko
Miko (巫女)
"Vergini del tempio"
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Abbiamo visto questa figura in diversi anime: Rei Hino aka la coraggiosa Sailor Mars di Bishōjo senshi Sērā Mūn, la misteriosa Kikyō di Inuyasha, oppure le simpatiche gemelle Hiiragi di Lucky Star.
Tutti questi personaggi avevano in comune la stessa occupazione: erano miko, quelle fanciulle che si prestano a tuttofare nei templi Shintoisti gestendo varie funzioni. Troviamo quindi le miko impegnate ad aiutare il sacerdote nelle sue funzioni, a tenere pulito il tempio e a raccogliere le offerte dei fedeli.
Definire questa figura secondo canoni occidentali è molto difficile. Le miko non sono assimilabili alle suore Cristiane, né sono dei veri e proprio Sacerdoti, benché nello Shintoismo è possibile che tale funzione sia ricoperta anche da una donna. Sono più simili forse agli oracoli dell’antica Grecia, o a delle sciamane, dato che nell’antichità a loro era data la possibilità di comunicare con i kami, divinità Shintoiste. Entrando in trance, esse potevano intercedere presso gli dei per poi comunicare il loro volere agli uomini. Le loro doti divinatorie e la loro capacità di comunicare con il mondo degli spiriti erano riconosciute come volere Divino.
Le origini
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La loro origine risale al periodo Jōmon, la Preistoria Giapponese, che va da circa il 10000 a.C. al 300 a.C. Una delle menzioni più antiche e storicamente accertate di qualcosa si simile alla parola miko si ritrova nel nome della regina sciamana Himiko (175 circa – 248). Ella era la regnante dello Yamatai, il più potente tra i regni in cui era suddiviso il Giappone arcaico. Non sappiamo però se Himiko fosse una miko o meno.
La parola ‘miko’ è composta dai kanji 巫 ("shamano, vergine non sposata"), e 女 ("donna"), e generalmente viene tradotto come ‘vergine del tempio’. Anticamente era scritto come 神子 “Bambino di dio” o “Bambino divino”.
La forte connessione con le divinità era data anche dal fatto che le miko ballavano il Kagura (神楽), letteralmente "Intrattenimento per gli dei o musica degli dei". Questa è un’antica danza sacra Shintoista che affonda le sue radici folklore giapponese legandosi alla dea dell’alba Ama-no-Uzume. Si dice infatti che la dea con questa danza riuscì a convincere Amaterasu, la dea del sole, ad uscire dalla caverna in cui si era rifugiata dopo aver litigato con il fratello Susanoo, il dio della tempesta.
La danza kagura veniva spesso presentata anche presso la corte imperiale da quelle miko che di fatto erano viste come le discendenti della dea Ama-no-Uzume.
Nell’antichità, le miko erano erano figure sociali essenziali, ed era questo un ruolo che prevedeva grossi impegni e responsabilità. La loro discendenza e connessione con il divino le identificava come messaggere del volere del kami, ma non solo. Le poneva infatti anche nella posizione di influenzare la vita sociale e politica, e di fatto quindi le sorti del villaggio presso cui prestavano servizio.
Attraversarono però una notevole crisi a partire soprattutto dal periodo Kamakura (1118-1333). Si cominciò infatti a porre un freno alle loro pratiche sciamaniche e le miko, senza più fondi, furono costrette a mendicare. Alcune scivolarono tristemente verso la prostituzione.
Dopo un periodo di grandi trasformazioni in epoca Edo, nel 1873, per volere del “Dipartimento degli Affari Religiosi” (教部), fu emanato un editto chiamato Miko Kindanrei (巫女禁断令). Esso proibiva ogni pratica spirituale alle giovani miko.
Come si diventava miko?
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Il percorso per diventare miko era lungo e difficile. Scelta dal clan in base alla propria forza spirituale o per discendenza diretta da una sciamana, la fanciulla iniziava la sua preparazione in giovane età, in genere con il primo mestruo. Ci volevano dai tre ai sette anni di per diventare una vera miko.
Le ragazze erano solite lavarsi in acque gelide, praticare l’astinenza, e compiere altri riti come atti di purificazione. Il tutto era volto a imparare a controllare il suo stato di trance.
Imparavano una lingua segreta che solo loro e gli altri sciamani conoscevano, e dovevano conoscere il nome di ogni kami rilevante per il loro villaggio. Imparavano anche l’arte divinatoria della chiaroveggenza e le danze per poter entrare in stato di trance e parlare con le divinità.
Al completamento di questo percorso si svolgeva una cerimonia che simbolicamente rappresentava il matrimonio tra la miko e il kami che avrebbe servito. Vestita con un abito bianco che ne rappresentava la vita precedente, la fanciulla entrava in uno stato di trance e le veniva chiesto quale kami avrebbe servito. Dopo di che, le veniva tirato un dolcetto di riso sul viso provocandone lo svenimento. Veniva poi adagiata in un letto caldo fino al suo risveglio, quando avrebbe vestito un kimono colorato per indicare l’avvenuto matrimonio tra lei e la divinità.
In virtù di questo legame con la divinità le giovani dovevano restare vergini. Ci sono state però miko con una particolare forza spirituale che hanno potuto continuare il servizio anche dopo il loro matrimonio.
Le miko oggi
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Oggigiorno la figura della miko esiste ancora ma sono per lo più giovani ragazze universitarie che lavorano part-time presso il tempio. Assistono il kannushi o ‘uomo di dio’ nelle varie funzioni e riti del tempio, compiono danze cerimoniali, tengono pulito il tempio e vendono omikuji, fogli di carta cui è scritto una predizione divina. In genere non hanno bisogno di una preparazione specifica e non devono essere necessariamente vergini, anche se è ancora richiesto che siano non sposate. La danza kagura è divenuta una semplice danza cerimoniale e non più un mezzo per entrare in contatto con l’entità divina.
Il loro abito tradizionale e composto nella parte superiore da un haori bianco che ne rappresenta la purezza, e nella parte inferiore da un hakama, “pantalone” rosso fuoco. Rossi o bianchi sono anche i nastri che ne legano i capelli.
Durante le cerimonie usano campanelli, rametti di sakaki, o intonano preghiere suonando un tamburo. Tra gli altri oggetti rituali è presente anche lo azusa-yumi, un arco che veniva usato per cacciare via gli spiriti maligni. In passato usavano anche specchi per richiamare il kami o delle kataka.
Magari le miko hanno perso la loro connessione divina, ma non la tradizione millenaria che le lega alla cura del tempio, restando una delle figure femminili più famose del Giappone ancora ai giorni nostri.
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Japan Folklore: Hōnen Matsuri
Hōnen Matsuri
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Il 15 marzo di ogni anno si celebra lo Honen Matsuri in tutto il Giappone. Il più famoso ha luogo presso il Tagata Jinja nella piccola città di Komaki, fuori Nagoya, con foto e filmati disponibili su Internet. Ma in altre parti del Giappone, come l’Honen Matsuri di Okinawa, questo festival è ancora considerato un rito sacro e segreto e nessuna foto o registrazione sono permessi. Anche parlare o scrivere di ciò che si è visto è tecnicamente proibito.
Hōnen Matsuri (豊年祭), letteralmente “Festival del raccolto”, ha una storia di quasi 1500 anni: il suo scopo è garantire la fertilità delle piantagioni per l'anno successivo. Un rituale ricco di benedizioni per il raccolto, ma anche per ogni tipo di prosperità e fertilità in generale. Agli occhi degli occidentali, questa celebrazione potrebbe assumere dei connotati osceni poiché il suo simbolo è un fallo di legno di cipresso di 280 kg, per una lunghezza di 2,5 metri. Ma non è assolutamente così.
I riti fallici hanno infatti origine nella preistoria. Si pensa che questi riti local indigeni, e le corrispondenti pratiche e credenze della fertilità vaginale, furono facilmente adattati al nuovo sistema di credenze taoiste che stavano prendendo piede in Giappone. Sistema di credenze che avrebbe poi formato la Via dello Yin e dello Yang, la tradizionale cosmologia esoterica. I culti della fertilità locale coesistettero e sembrano essere stati incoraggiati, istituzionalizzati e presieduti dalle élite reali di Nara. Élite che si stabilirono come signori feudali su estese aree locali.
La celebrazione della fertilità
Un elemento importante delle feste shintoiste giapponesi sono le processioni, in cui il kami (divinità shintoista) del santuario locale viene trasportato attraverso la città in un mikoshi 神輿 o 御輿 (palanchini, piccolo santuario trasportabile). È l'unico periodo dell'anno in cui il kami lascia il santuario per essere portato in giro per la città. Si dice che questo rito del trasporto della divinità si basi sulla leggenda del kami che qui dimora, Takeinazumi-no-mikoto. Egli aveva un pene enorme e prese in moglie una donna locale, Aratahime-no-mikoto.
Alle 9:00 del mattino i preparativi sono in corso: gli stand gastronomici fanno capolino con le loro banane al cioccolato scolpite a forma di pene decorate alla base con marshmallow. Spuntano bancarelle di souvenir, statuette e altri oggetti che vengono offerte per augurare una grande fertilità ai propri cari. Queste statue permettono alle coppie di pregare per un bambino, i non sposati pregano per un marito o una moglie, mentre gli agricoltori sperano in abbondanti raccolti. Il tutto è allietato da l’immancabile distribuzione di sake all-you can-drink contenuto in grandi botti di legno.
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La cerimonia inizia verso le 10:00. I sacerdoti cospargono di sale la strada per purificare la via che verrà intrapresa dai portatori. Recitano anche preghiere e impartiscono benedizioni ai partecipanti e ai mikoshi, così come al grande fallo di legno che deve essere trasportato lungo il percorso della parata. Il punto di partenza è il santuario chiamato Shinmei Sha (negli anni pari), situato su una grande collina, o il santuario di Kumano-sha (negli anni dispari), per arrivare poi al santuario di Tagata Jinja. Giunti qui, c’è il tradizionale rito del mochi nage: i partecipanti si battono per afferrare una delle piccole torte di riso lanciate dai funzionari dalle piattaforme rialzate. Questi dolcetti porteranno fortuna nell’anno avvenire.
Japan Folklore: Tennin
Tennin
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Le radici del Buddhismo in Giappone sono molto profonde e seguono di pari passo la storia del paese, evolvendosi con esso. Il Buddhismo giapponese infatti è costituito in buona parte dalla continuazione o dall'evoluzione delle antiche scuole del Buddhismo cinese. Alcune di queste scuole oggi estinte nel paese d'origine, introdotte nell'arcipelago nipponico in epoche diverse hanno qui continuato a vivere e a mutare.
Inoltre, l'introduzione della scrittura e della cultura cinesi, che sono all'origine della Storia del Giappone propriamente detta (VI secolo) fu veicolata anche da rapporti di carattere religioso. I monaci buddhisti rimarranno per lungo tempo i tramiti e gli interpreti più importanti della cultura continentale in Giappone.
Le Creature Celestiali
Quando si parla di Buddhismo, siamo portati a pensare immediatamente a Buddha. In realtà ci sono figure molto importanti affiancate a Buddha che risiedono assieme a lui nel paradiso buddhista. Tra queste figure troviamo i Tennin, frutto anch’essi di un lungo processo di assimilazione e trasformazione.
I Tennin , il cui nome è composto dai kanji 天 che significa cielo e 人 persona, sono letteralmente "creature celestiali", esseri spirituali. Essi comprendono gli HITEN 飛天, le creature volanti, gli UCHUU KUYOU BOSATSU 雲中供養菩薩, Bodhisattva seduti su delle nuvole, le TENNYO 天女, le fanciulle celestiali, i TENNOTSUKAI 天の使い, i messaggeri celesti e i KARYŌBINGA 迦陵頻伽, i quali sono assistenti celestiali che appaiono in varie forme, ma solitamente sono creature con il corpo di uccello e la di un Bodhisattva.
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Costoro non sono oggetti di culto, anche se la gente accorda loro una certa venerazione mettendo fiori, acqua e riso ai loro piedi. La loro funzione è quella di proteggere la legge buddista servendo il DEVA ovvero il gruppo TENBU, divinità che includono esseri divini e creature soprannaturali come il Drago, l'uomo-uccello Karura e le Ninfe Celestiali.
La maggior parte ha origine nelle precedenti tradizioni vediche dell'India. Il termine sanscrito per questi esseri celesti è Apsara, ed esso si riferisce alle bellezze divine e ai ballerini che popolavano la corte di Lord Indra nella mitologia indù. In Giappone, il termine Apsara è reso come TENNIN.
Nell'arte, appaiono più frequentemente come ballerini e musicisti che adornano statue, dipinti e templi in Cina, Giappone e Sud-Est asiatico. I loro attributi non sono chiaramente specificati nei testi buddisti e quindi il loro aspetto è piuttosto vario. In Giappone, vengono spesso mostrati in piedi o seduti sulle nuvole o mentre volano in aria in pose aggraziate. Spesso sono intenti a suonare strumenti musicali o a spargere fiori per lodare gli dei, e di solito indossano indumenti celesti leggeri e fluttuanti, impreziositi da sciarpe di garza, i Tenne.